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Operazioni

Cosa può farti pagare legalmente un ristorante (e cosa no): coperto, pane, acqua, caparra, POS e doggy bag

Guida verificata su Normattiva, sui testi ufficiali delle leggi regionali e sulle letture delle associazioni dei consumatori: quali voci un ristorante può mettere in conto, quali sono vietate, cosa cambia da Regione a Regione, come contestare un addebito non esposto e come scrivere un supplemento nel listino per poterlo far pagare senza sanzioni.

Carlos Bergara · Specialista in operazioni e prenotazioni per ristoranti15 settembre 202627 min · 5.273 parole
Cliente che rilegge il conto di un ristorante sul tavolo apparecchiato, con la sala sfocata sullo sfondo e luce calda

Guida pratica

Il conto arriva con una riga che nessuno ha ordinato. Coperto, due euro a persona. Oppure un contributo volontario del 10 per cento che sul menù non c'era. Da lì partono due domande, e tutte e due hanno una risposta scritta. Se il cliente può rifiutarsi di pagare quella riga, e cosa rischia il locale che gliela presenta.

Risposta breve: in Italia nessuna legge nazionale elenca le voci vietate sul conto. Un ristorante può farti pagare quasi ogni voce che compaia nel listino, con il suo prezzo e con l'IVA già dentro, prima che tu ordini. Le eccezioni sono poche e scritte: il coperto nel Lazio e il sovrapprezzo per il pagamento con carta restano vietati anche se annunciati. Quello che compare per la prima volta sullo scontrino non si paga, e l'acqua del rubinetto nessuno è obbligato a servirtela.

Normativa applicabile: Italia. Le versioni in spagnolo e in portoghese di questa guida spiegano la legge dei rispettivi paesi. Le fonti e i limiti della verifica sono in come è stata realizzata questa guida.

In 60 secondi

  1. Si paga ciò che era nel listino prima dell'ordinazione, con il prezzo comprensivo di imposte.
  2. Il coperto è vietato nel Lazio (legge regionale 22/2019, articolo 75, comma 4) e vietato nelle formule a prezzo fisso in Toscana e in Liguria.
  3. Il servizio in percentuale è lecito se il listino lo indica in modo comprensibile. La mancia resta libera.
  4. L'acqua del rubinetto non è un diritto del cliente. L'acqua venduta deve avere il prezzo esposto.
  5. Ghiaccio, taglio della torta, diritto di tappo e piatto in più per condividere sono leciti se scritti nel menù.
  6. Il sovrapprezzo per la carta è vietato, e rifiutare la carta costa 30 euro più il 4 per cento della transazione.
  7. Caparra e penale per la mancata presentazione reggono solo con condizioni chiare e consenso tracciato.
  8. Il contenitore per gli avanzi non è obbligatorio, ma il cibo che hai pagato è tuo.

I casi che finiscono sui giornali si somigliano tutti. Quasi mai la lite nasce dall'importo. Nasce dal fatto che il cliente quell'importo non lo aveva visto prima di ordinare. Da qui in avanti tutto ruota intorno a un solo documento, il listino, e alla velocità con cui lo aggiorni: il menu digitale di Plattio pubblica un supplemento nuovo lo stesso giorno in cui inizi a farlo pagare.

Come è stata realizzata questa guida

Le norme sono state lette sulle fonti primarie: il Codice del consumo su Normattiva (articoli 22, 27, 33, 34, 35, 46, 49, 62 e 66-quinquies), il codice civile su Brocardi (1385 e 1382), l'articolo 221-bis del TULPS, il regio decreto 773/1931, l'articolo 15 del decreto legge 179/2012, l'articolo 6 del decreto legislativo 471/1997, la legge 166/2016, il decreto legislativo 18/2023 e i testi ufficiali delle leggi regionali, fra cui il PDF della legge del Lazio 22/2019 e quello della legge campana 7/2020. Ogni norma è stata incrociata con chi la interpreta: l'Unione Nazionale Consumatori, Altroconsumo, Federconsumatori Toscana, la FIPE e la Guardia di Finanza.

La regola della casa è la doppia fonte, e qui serve parecchio, perché anche una fonte autorevole resta indietro: una pagina di Altroconsumo dell'aprile 2024 cita ancora la legge del Lazio del 2006, abrogata dal testo unico del commercio del 2019.

Stato della norma (ultima verifica: 7 settembre 2026): le fonti citate risultavano in vigore a questa data. La sezione viene rivista ogni trimestre e ogni volta che una Regione cambia la disciplina della somministrazione, che si muove il regime sanzionatorio dello scontrino previsto per il 1 gennaio 2027, che il Parlamento approva l'obbligo del contenitore per gli avanzi o che esce una pronuncia di legittimità sulle caparre.

Un avviso onesto. Questa è una guida operativa e di consumo, non consulenza legale; per un caso concreto conviene rivolgersi a un'associazione dei consumatori o a un avvocato.

Cosa dovresti portarti da questo articolo

  • Certezza: cosa si può far pagare e cosa no, con la norma esatta e la condizione che lo rende lecito.
  • Criterio: come distinguere un supplemento annunciato da un addebito a sorpresa, e cosa cambia nella tua Regione.
  • Processo: come contestare passo per passo, e come si difende un locale da una segnalazione.
  • Modelli: l'avviso dei supplementi per il listino e la clausola di caparra, pronti da adattare.

Qual è la regola che decide quasi tutto?

Si paga ciò che il cliente ha potuto vedere e accettare prima di ordinare. L'obbligo nasce a tre livelli, e ognuno porta una sanzione diversa.

Il primo è l'articolo 180 del regolamento di esecuzione del TULPS, il regio decreto 635/1940, che impone ai pubblici esercenti di tenere esposte «nel locale dell'esercizio, in luogo visibile al pubblico, la licenza e l'autorizzazione e la tariffa dei prezzi». La violazione costa da 154 a 1.032 euro, e la sanzione sta in un testo diverso: l'articolo 221-bis, comma 2, del TULPS, il regio decreto 773/1931, che elenca fra le violazioni punite proprio quell'articolo del regolamento.

Il secondo sono le leggi regionali sulla somministrazione, che quasi tutte pretendono il menù leggibile dall'esterno e il listino «posto a disposizione dei clienti prima dell'ordinazione», con l'indicazione della «eventuale componente del servizio con modalità tali da rendere il prezzo chiaramente e facilmente comprensibile al pubblico». Le parole sono dell'articolo 75, comma 3, della legge del Lazio, e articoli simili stanno nelle leggi di Toscana, Campania, Liguria, Veneto ed Emilia-Romagna.

Il terzo è il Codice del consumo, che considera ingannevole la pratica che «omette informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno in tale contesto per prendere una decisione consapevole di natura commerciale» (articolo 22, comma 1) e mette fra quelle informazioni «il prezzo comprensivo delle imposte» (comma 4, lettera c). Qui sanziona l'AGCM, «da 5.000 euro a 10.000.000 euro» per l'articolo 27, comma 9. Come riassume l'Unione Nazionale Consumatori, «non c'è alcun vuoto normativo da colmare»: i costi aggiuntivi diventano illegali quando arrivano senza preavviso.

VoceSi può far pagare?CondizioneNorma o fonte
CopertoDipende dalla RegioneNel listino prima dell'ordinazione; vietato sempre nel Lazio e nel prezzo fisso in Toscana e LiguriaL.R. Lazio 22/2019 art. 75 c. 4
Pane portato senza richiestaNoFornitura non richiesta, nessun corrispettivo dovutoCod. consumo art. 66-quinquies
Servizio in percentualeSì, se in listinoComponente indicata nel listino in modo comprensibileL.R. Lazio art. 75 c. 3; L.R. Campania art. 98 c. 5
Mancia aggiunta al contoNoÈ una scelta libera del clienteCod. consumo art. 22
Prezzo al tavolo o in dehorsSì, se in listinoEntrambi i prezzi nella tariffa esposta e nel listinoReg. TULPS art. 180 (R.D. 635/1940)
Acqua del rubinettoNessun obbligo di servirlaSe vendi acqua, prezzo nel listinoD.Lgs. 18/2023 art. 17 c. 2 lett. d)
GhiaccioSì, se in listinoSupplemento scritto nel listinoCod. consumo art. 22
Scaldare pappe e biberonSì, se annunciatoComunicato prima del servizio e a prezzo scrittoCod. consumo art. 22
Taglio della torta e diritto di tappoSì, se annunciatoComunicato alla prenotazione e presente nel menùCod. consumo artt. 20-22
Piatto in più per condividereSì, se in listinoVoce stampata nel menù, non su un fogliettoReg. TULPS art. 180 (R.D. 635/1940)
Caparra alla prenotazioneSì, se accettata primaImporto e termini chiari, scalati dal contoC.c. artt. 1385 e 1386
Penale per mancata presentazioneSì, se annunciataClausola chiara, consenso tracciato, importo proporzionatoC.c. artt. 1382 e 1384
Sovrapprezzo per il pagamento con cartaNoNessuna eccezioneCod. consumo art. 62 c. 1
Importo minimo per pagare con cartaNoObbligo di accettare per qualsiasi importoD.L. 179/2012 art. 15 c. 4-bis
Bagno ai clientiNoCompreso nella consumazionePosizione UNC; nel Lazio art. 75 c. 6 per i non clienti
Contenitore per gli avanziSì, se in listinoPrezzo esposto; il cibo pagato resta del clienteL. 166/2016 art. 9
Prezzi non esposti o senza IVANoPrezzo finale comprensivo di imposteCod. consumo art. 22 c. 4 lett. c)

Voce per voce: cosa fare se te lo fanno pagare e come farlo pagare senza sanzioni

Il coperto si può far pagare?

Quasi ovunque sì, se il prezzo è nel listino prima dell'ordinazione. Nel Lazio no, mai: l'articolo 75, comma 4, della legge regionale 22/2019 è testuale, «nella somministrazione è vietato applicare costi aggiuntivi per il coperto». Chi lo applica lo stesso rischia da 2.500 a 7.500 euro (articolo 85, comma 3) e la sospensione del titolo da cinque a quindici giorni in caso di reiterazione (articolo 84, comma 1), cioè la stessa violazione entro due anni, anche se la prima sanzione è stata pagata in misura ridotta (articolo 74, lettera m). Nei casi di particolare gravità la sospensione resta possibile anche senza reiterazione (articolo 85, comma 6).

Se sei il cliente: fotografa il menù insieme al conto. Se il coperto non era scritto, chiedi lo storno; nel Lazio è contestabile anche se era scritto.

Se sei il ristoratore: coperto in cifre nella pagina dei piatti, sul menù esterno e su quello al tavolo, specificando se comprende il pane. Nel Lazio togli la voce e ricarica quel costo sui prezzi.

Il pane portato senza chiederlo si paga?

No, se non lo hai ordinato né accettato. Il pane è una voce di menù come le altre e va scritto con il suo prezzo; se arriva senza richiesta e poi compare in conto, il Codice del consumo esonera il consumatore «dall'obbligo di fornire qualsiasi prestazione corrispettiva in caso di fornitura non richiesta di beni» (articolo 66-quinquies, applicabile a ogni contratto fra professionista e consumatore per l'articolo 46, comma 1).

Se sei il cliente: rifiuta il cestino quando arriva, oppure chiedi lo storno se non lo hai toccato.

Se sei il ristoratore: il pane si offre e si aspetta il sì. Nel Lazio è la via con cui alcuni locali aggirano il divieto di coperto: la voce pane in listino è lecita, ma solo se il cliente la ordina o la accetta, e il cestino portato d'ufficio e messo in conto resta una fornitura non richiesta (articolo 66-quinquies).

Il servizio in percentuale è legale?

Sì, se il listino indica la componente del servizio in modo comprensibile prima dell'ordinazione, come pretendono l'articolo 75, comma 3, della legge del Lazio, l'articolo 100, comma 9, della legge toscana e l'articolo 98, commi 4 e 5, della legge campana, che chiede chiarezza «anche per le somme aggiunte attribuibili al servizio». Nelle formule a prezzo fisso il servizio è invece vietato in Lazio, Toscana e Liguria. Un contributo volontario aggiunto senza preavviso è un'altra cosa: a Forte dei Marmi, nel caso raccontato dalla Nazione, sono comparsi 50 euro su una cena da 77 a testa.

Se sei il cliente: se la voce non era sul menù, chiedi di toglierla e paga il resto del conto.

Se sei il ristoratore: percentuale e base di calcolo scritte, meglio ancora l'importo in cifre, e nessuna voce volontaria precompilata sul conto o sul POS. Attenzione anche al lato fiscale: un contributo incassato dal locale sul conto è un corrispettivo a tutti gli effetti, con IVA e documento commerciale, mentre l'imposta sostitutiva del 5 per cento riguarda le somme che arrivano ai dipendenti (circolare dell'Agenzia delle Entrate 26/E del 29 agosto 2023).

Il prezzo può essere diverso al banco, al tavolo o in terrazza?

Sì, purché tutti i prezzi compaiano nella tariffa esposta e nel listino consegnato prima dell'ordinazione. La differenza fra banco e tavolo è una componente del servizio, quindi rientra nell'articolo 75, comma 3, laziale e nell'articolo 98, commi 4 e 5, campano. Un supplemento dehors o vista mare che spunta solo sul conto è un'omissione ingannevole ai sensi dell'articolo 22.

Se sei il cliente: chiedi il listino del tavolo esterno prima di sederti.

Se sei il ristoratore: una sola tariffa con la colonna banco, tavolo e dehors, uguale dentro e fuori dal locale.

Devono darti l'acqua del rubinetto gratis?

No. Secondo la ricostruzione di greenMe e di Businessonline, la Cassazione civile, sezione III, con l'ordinanza n. 11827 del 29 aprile 2026, ha escluso un obbligo giuridico del gestore di somministrare acqua di rete al cliente; il testo dell'ordinanza non è stato consultato, quindi vale come ricostruzione della stampa. Il decreto legislativo 18/2023 chiede alle Regioni di favorire l'accesso all'acqua «incoraggiando o incentivando la messa a disposizione di acqua potabile a titolo gratuito ai clienti di ristoranti, mense e servizi di ristorazione», che è un incentivo alle Regioni e non un obbligo per il locale.

Se sei il cliente: puoi chiederla, non pretenderla. Gli 8 euro dell'acqua nel caso di Capri non violano nulla se erano scritti; il titolare ha peraltro replicato che il foglio diffuso era una comanda interna e non uno scontrino.

Se sei il ristoratore: scegli fra acqua gratuita, microfiltrata a prezzo e solo in bottiglia, e scrivilo. Far pagare acqua di rete senza una voce in listino è il caso tipico da segnalazione.

Il ghiaccio si può far pagare?

Sì, se il supplemento è nel listino prima dell'ordine. Nessuna norma parla di ghiaccio, quindi vale l'articolo 22: un costo che il cliente scopre in cassa è un'informazione rilevante omessa.

Se sei il cliente: chiedi se il ghiaccio costa e contesta un supplemento che non era scritto.

Se sei il ristoratore: dagli un nome e un prezzo nel listino, per esempio servizio caffè freddo.

Scaldare una pappa, tagliare la torta o dividere un piatto si paga?

Sì, se il costo è comunicato prima e compare nel menù. Nessuna legge vieta questi supplementi e nessuna obbliga il locale ad accettare cibo portato da fuori. Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, lo ha riassunto a Tgcom24: «non esiste una legge che vieti il supplemento», ma se non è segnalato prima si parla di pratica commerciale scorretta. Ad Arezzo il taglio di una torta portata dal cliente è costato 58 euro, 4,50 a persona (Italia a Tavola). In una malga di Ortisei i tre euro per ogni piatto vuoto erano invece scritti in fondo alla carta (Open).

Se sei il cliente: chiedi il costo alla prenotazione quando parli di torta o di dolce portato da fuori, e leggi le note in fondo al menù.

Se sei il ristoratore: voci come servizio dolce esterno, diritto di tappo o piatto aggiuntivo vanno nel menù stampato, con prezzo a persona o a bottiglia. Puoi rifiutare cibo da fuori per ragioni igieniche.

La caparra per la prenotazione e la penale per il no-show sono legali?

Sì, con condizioni, e conviene distinguere due strumenti che vengono confusi spesso. Il deposito incassato al momento della prenotazione è caparra confirmatoria solo se le condizioni della prenotazione lo dicono espressamente; altrimenti è un acconto e va restituito. Quando la caparra è pattuita, l'articolo 1385 del codice civile dice che «in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta», e che se è il locale a non adempiere il cliente può recedere «ed esigere il doppio della caparra». Se il ristorante concede il diritto di recesso, la stessa somma diventa caparra penitenziale (articolo 1386).

La carta a garanzia addebitata soltanto se il cliente non si presenta è invece una clausola penale (articolo 1382), che il giudice può ridurre se manifestamente eccessiva «avuto sempre riguardo all'interesse che il creditore aveva all'adempimento» (articolo 1384) e che si presume vessatoria quando impone una somma «d'importo manifestamente eccessivo» (articolo 33, comma 2, lettera f, del Codice del consumo).

In entrambi i casi la clausola va redatta «in modo chiaro e comprensibile» (articolo 35, comma 1) e accettata con un consenso espresso e tracciato. Una casella unica per tutte le condizioni generali non basta, e la giurisprudenza sull'accettazione con un semplice clic non è uniforme. Per l'articolo 34, comma 5, spetta al professionista provare che la clausola è stata oggetto di trattativa individuale. Per l'Unione Nazionale Consumatori, senza queste condizioni chi disdice o non si presenta «di norma non è tenuto ad alcun pagamento», e Italia a Tavola sintetizza che «la garanzia funziona solo se le regole sono chiare». Il fenomeno delle prenotazioni disattese lo abbiamo trattato nella guida per ridurre i no-show.

Se sei il cliente: senza un'accettazione preventiva e scritta nessuno può addebitarti niente. Un addebito senza consenso si contesta alla banca e si segnala all'AGCM, e se è il locale a cancellare dopo aver incassato una caparra confirmatoria puoi chiederne il doppio.

Se sei il ristoratore: dichiara importo, termine di cancellazione e destino della somma, e conserva la prova del consenso con data, ora e testo mostrato. Il codice CVV non si conserva dopo l'autorizzazione. La gestione delle prenotazioni di Plattio incassa il deposito alla conferma, con importo fisso o percentuale del consumo stimato, e lo scala o lo rimborsa secondo la politica di cancellazione che imposti.

Possono farti pagare un sovrapprezzo se paghi con la carta?

No, mai. L'articolo 62, comma 1, del Codice del consumo dispone che, «ai sensi dell'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, i professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all'uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l'uso di detti strumenti». La tutela passa dall'articolo 66, che rinvia al procedimento dell'articolo 27, con sanzioni fino a 10.000.000 di euro.

Se sei il cliente: rifiuta il sovrapprezzo e, se lo paghi, fatti dare lo scontrino con quella voce e segnala all'AGCM.

Se sei il ristoratore: il prezzo esposto è quello che paga chi usa la carta, quindi niente voce commissione POS. Uno sconto per contanti dichiarato nel listino non è vietato dall'articolo 62, però se il prezzo normale è quello scontato e con la carta si paga di più, è un sovrapprezzo mascherato.

È legale chiedere un importo minimo per pagare con la carta?

No. L'articolo 15, comma 4, del decreto legge 179/2012 obbliga chi vende beni o presta servizi ad accettare pagamenti con almeno una carta di debito e una di credito, «salvo i casi di oggettiva impossibilità tecnica». Dal 30 giugno 2022 il comma 4-bis punisce il rifiuto di qualsiasi importo con «la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma pari a 30 euro, aumentata del 4 per cento del valore della transazione», irrogata dal Prefetto e senza pagamento in misura ridotta: un caffè da un euro rifiutato costa 30,04 euro. L'obbligo riguarda almeno un circuito di debito e uno di credito, quindi il locale che ne rifiuta uno meno comune resta in regola.

Se sei il cliente: davanti a un rifiuto annota data, ora e importo, e segnala alla Prefettura o al 117.

Se sei il ristoratore: POS acceso e cartelli con importo minimo eliminati. Solo un guasto reale rientra nell'impossibilità tecnica.

Il bagno del bar si può far pagare?

Ai clienti no, ai non clienti dipende dalla Regione. I locali di somministrazione devono avere servizi igienici per il regolamento CE 852/2004, allegato II, capitolo I, punto 3, e per i regolamenti comunali d'igiene, e chi consuma li usa senza pagare nulla in più. L'Unione Nazionale Consumatori ricorda che non esiste un importo minimo per essere clienti paganti e ritiene che il gestore possa negare l'accesso a chi non consuma senza imporgli una tariffa: è l'opinione di un'associazione, non una regola scritta. Il Lazio ha una norma esplicita, l'articolo 75, comma 6, che ammette il pagamento per i non clienti «attraverso l'apposizione di idoneo cartello» e lo esclude «a persone con disabilità certificata o con difficoltà a deambulare e ai minori».

Se sei il cliente: se consumi, il bagno è compreso; da non cliente possono rifiutarti l'accesso, salvo dove il regolamento comunale dica il contrario (l'UNC cita Parma, delibera di Consiglio comunale n. 37 del 27 maggio 2014, non consultata per questa guida).

Se sei il ristoratore: nessun costo per chi consuma; per i non clienti, fuori dal Lazio è più prudente rifiutare che tariffare, dopo aver letto il regolamento comunale.

Il contenitore per gli avanzi è obbligatorio?

No, e il cibo che hai pagato resta tuo. La legge 166/2016 promuove la pratica e permette alle Regioni di stipulare accordi «per dotare gli operatori della ristorazione di contenitori riutilizzabili», senza imporre niente al singolo locale. Far pagare il contenitore è lecito se il prezzo è nel listino.

Se sei il cliente: chiedi il contenitore o porta il tuo.

Se sei il ristoratore: offri il contenitore e scrivilo sul menù; se lo fai pagare, mettilo in listino come qualunque altra voce.

Il listino può avere prezzi senza IVA o senza importo?

No. Il prezzo va indicato comprensivo delle imposte «o, se la natura del prodotto comporta l'impossibilità di calcolare ragionevolmente il prezzo in anticipo, le modalità di calcolo del prezzo» (articolo 22, comma 4, lettera c). È la copertura del pesce al chilo, lecito se il prezzo al chilo è scritto e il peso viene comunicato prima della cottura. La dicitura IVA esclusa è vietata verso i consumatori, mentre nei contratti con imprese, per esempio un evento aziendale, il prezzo netto resta ammesso.

Se sei il cliente: se il menù non ha prezzi, puoi alzarti prima di ordinare.

Se sei il ristoratore: menù leggibile senza entrare, stessi prezzi dentro e fuori, IVA dentro e prezzo al chilo scritto per ciò che si vende a peso. Online vale l'articolo 49, comma 1, lettera e), che pretende il prezzo totale comprensivo delle imposte prima che il cliente sia vincolato.

Lo scontrino è obbligatorio anche per un caffè?

Sì per l'esercente, e nel 2026 le sanzioni stanno ancora nel decreto legislativo 471/1997. Il suo articolo 6, comma 3 punisce la mancata emissione, o l'emissione per importi inferiori a quelli reali, con il 70 per cento dell'imposta corrispondente all'importo non documentato, e il comma 4 fissa un minimo di 300 euro; quattro violazioni contestate in un quinquennio in giorni diversi comportano la sospensione dell'attività da tre giorni a un mese (articolo 12, comma 2). Dal 1 gennaio 2027 le stesse misure passano negli articoli 31 e 37 del Testo unico delle sanzioni tributarie, perché la decorrenza è stata spostata di un anno dall'articolo 4, comma 1, del decreto legge 200/2025, convertito dalla legge 26/2026. Dalla stessa data l'obbligo del documento commerciale esce dall'articolo 2 del decreto legislativo 127/2015 per entrare nel Testo unico IVA.

Se sei il cliente: chiedi il documento commerciale e controlla l'importo, perché la ricevuta del POS, scrive la Guardia di Finanza, «non assume alcuna valenza fiscale». Uscire senza scontrino non ti espone a nulla, dato che l'obbligo di conservarlo vicino al locale è stato abrogato dall'articolo 33 del decreto legge 269/2003.

Se sei il ristoratore: documento commerciale per ogni conto, con l'importo davvero incassato. Il pagamento con POS senza scontrino è mancata certificazione, e la sospensione dell'attività è immediatamente esecutiva. Chi lavora anche in Spagna trova lì un obbligo parallelo che cambia il modo stesso in cui nasce lo scontrino, VeriFactu, raccontato nella guida per i locali spagnoli.

Cosa cambia da Regione a Regione?

Il coperto divide la mappa più di ogni altra voce, e il servizio lo segue nelle formule a prezzo fisso. La tabella raccoglie le Regioni il cui testo è stato letto direttamente, più due righe segnate come da verificare.

RegioneNormaCopertoServizioSanzione
LazioL.R. 22/2019 art. 75Vietato sempre (c. 4)Ammesso se indicato, vietato nel prezzo fisso (c. 2)2.500 a 7.500 euro (art. 85 c. 3), sospensione 5-15 giorni se reiterato
ToscanaL.R. 62/2018 art. 100Ammesso alla carta, vietato nel prezzo fisso (c. 8)Vietato nel prezzo fisso, altrimenti da indicare500 a 3.000 euro (art. 114 c. 2)
LiguriaL.R. 1/2007 art. 114Ammesso alla carta, vietato nel prezzo fisso (c. 8)Componente nel listino (c. 9)Non verificata
CampaniaL.R. 7/2020 art. 98Ammesso se nel listinoComponente del servizio nel listino (c. 4-5)500 a 3.000 euro (art. 149 c. 3), sospensione fino a 20 giorni (c. 7)
VenetoL.R. 29/2007 art. 30Ammesso se nel listinoMaggiorazioni comunicate su listini e menù258 a 1.550 euro (art. 32 c. 4)
Emilia-RomagnaL.R. 14/2003 art. 18Ammesso se nel listinoListino prima dell'ordinazione154 a 1.032 euro (art. 19 c. 2, rinvio all'art. 17-bis c. 3 del TULPS)
LombardiaL.R. 6/2010 art. 77 (testo non aperto per questa guida)Da verificareDa verificareDa verificare
Altre RegioniLegge regionale sulla somministrazione, non letta per questa guida, più reg. TULPS art. 180Ammesso se nel listino, salvo divieto regionaleAmmesso se nel listinoAlmeno 154 a 1.032 euro (art. 221-bis c. 2 TULPS); la tua Regione può prevederne di proprie: controlla il testo sul sito del Consiglio regionale

Secondo una nota della FIPE anche Marche e Molise vietano coperto e servizio nelle formule a prezzo fisso. I testi regionali non sono stati aperti per questa guida, quindi prima di invocarli conviene controllarli sul sito del rispettivo Consiglio regionale.

Come si reclama se ti hanno fatto pagare qualcosa che non era in listino?

Contesta la voce prima di pagare, davanti al responsabile, perché quasi tutti i casi finiscono lì. Paga comunque il dovuto, cioè i piatti consumati al prezzo del menù, perché rifiutarsi di pagare tutto sposta il conflitto sul terreno sbagliato. Fotografa il menù esposto all'esterno, quello al tavolo, il conto e il documento commerciale. Senza foto non c'è pratica.

Poi scegli l'interlocutore, che non è sempre lo stesso. Per i prezzi non esposti, il coperto nel Lazio, il servizio non indicato e il bagno fuori regola è competente il Comune e accerta la Polizia locale (articolo 85, comma 1, della legge laziale; articolo 149, comma 1, della legge campana). Per un supplemento a sorpresa, una mancia automatica, un sovrapprezzo sulla carta o una clausola sulle mancate presentazioni usata in serie si segnala all'AGCM con il modulo online, senza avvocato e senza spese. Il rifiuto del POS va alla Prefettura, il mancato scontrino alla Guardia di Finanza al 117, e un addebito non autorizzato sulla carta si contesta alla banca che l'ha emessa. Se vuoi indietro dei soldi restano le associazioni dei consumatori, gli organismi di conciliazione dell'articolo 141 del Codice del consumo e il Giudice di pace.

Due strade non portano da nessuna parte. La recensione da sola non produce sanzioni e, se contiene fatti falsi, espone chi la scrive. La denuncia penale per un supplemento non esposto non ha senso, perché si tratta di un illecito amministrativo.

Come annunciare i supplementi per poterli far pagare? Cinque passi per il ristoratore

La difesa di un locale si costruisce prima del servizio, dentro il listino.

1. Fai l'inventario di tutto quello che fai pagare a parte

Coperto, servizio, ghiaccio, dehors, diritto di tappo, taglio della torta, piatto in più per condividere, contenitore per gli avanzi e caparra. Scrivi la lista con importo e unità di misura, insieme alla sala, che sa cosa viene battuto davvero durante il turno.

2. Scrivilo nel listino con prezzo finale e unità di misura

Ogni voce con il suo importo, IVA compresa, nel menù esposto all'esterno, in quello al tavolo e in quello digitale. Qui entra il menu digitale di Plattio, perché un supplemento nuovo si pubblica all'istante e la versione vecchia smette di circolare. Resta un complemento del menù cartaceo esposto, che l'articolo 180 del regolamento continua a richiedere.

3. Chiedi prima di servire ciò che ha un prezzo proprio

Pane, ghiaccio e acqua in bottiglia si offrono e si aspetta il sì. Se il cliente rifiuta, si ritira e non si mette in conto. Vale anche per lo scaldare una pappa o il tagliare un dolce portato da fuori, che si concordano alla prenotazione.

4. Porta ogni supplemento sullo scontrino con lo stesso nome del listino

Stesso nome e stesso prezzo, riga per riga. Uno scontrino che quadra con il menù è la prova che chiude una segnalazione. C'è anche un motivo commerciale: l'addebito a sorpresa finisce in una recensione da una stella molto più spesso che in un esposto, un tema che abbiamo affrontato nella guida sulle recensioni Google.

5. Se chiedi una caparra o tieni la carta a garanzia, distingui i due strumenti

Il deposito incassato alla conferma è caparra confirmatoria solo se pattuito come tale, e in ogni caso si scala dal conto. La carta addebitata solo in caso di mancata presentazione è una clausola penale, e va tenuta proporzionata al conto atteso. In tutti e due i casi servono un testo chiaro, un consenso tracciato con data e ora, e un termine di disdetta scritto. Senza quella prova, l'addebito è difficile da difendere davanti a una contestazione della carta.

Scarica i due modelli di questa guida. L'avviso dei supplementi per il listino raccoglie le voci di questo articolo con le parentesi da riempire. La clausola di caparra per la prenotazione mette insieme i requisiti richiesti dalle fonti citate qui sopra. Adatta importi e termini prima di pubblicarli.

Come si inserisce Plattio in questo flusso

Due pezzi del prodotto toccano quello che racconta questa guida. Il Menu Digitale mostra ogni piatto con il suo prezzo, i formati con il loro, il menù del giorno a prezzo chiuso e gli allergeni visibili, e pubblica le modifiche all'istante, così un supplemento nuovo risulta annunciato lo stesso giorno in cui inizi a farlo pagare. La gestione delle prenotazioni incassa il deposito alla conferma e lo scala o lo rimborsa secondo la politica di cancellazione che imposti.

Cosa non copre questa guida

Questa guida riflette la normativa al 7 settembre 2026. Cinque punti restano in attesa di conferma. Il divieto di coperto e servizio nel prezzo fisso in Marche e Molise, riferito dalla FIPE e non letto sul testo regionale. Il testo lombardo dell'articolo 77, che la banca dati regionale non ha restituito. Il regime della Sicilia, dove non risulta una legge regionale sulla somministrazione, e quello delle Regioni che non compaiono in tabella, ognuna con la sua legge e le sue sanzioni. L'ordinanza della Cassazione sull'acqua di rete, confermata da due testate e non consultata in originale. E l'iter della proposta che renderebbe obbligatorio il contenitore per gli avanzi. Vanno considerati anche i regolamenti comunali, che su igiene, dehors e servizi igienici aggiungono regole locali.

Riepilogo pratico

  • La regola che decide quasi tutto sta in una riga: si paga ciò che era nel listino, con il suo prezzo, prima dell'ordinazione.
  • Il coperto è vietato sempre nel Lazio e nelle formule a prezzo fisso in Toscana e in Liguria.
  • Il servizio si può indicare nel listino, la mancia si lascia. Un contributo volontario precompilato è un costo non pattuito.
  • Ghiaccio, taglio della torta, diritto di tappo e piatto per condividere sono leciti annunciati, contestabili se compaiono in cassa.
  • Il prezzo al banco, al tavolo e in dehors può essere diverso, purché tutte le colonne stiano nella stessa tariffa esposta.
  • Il sovrapprezzo per la carta è vietato e il POS non ha soglie minime, con una sanzione di 30 euro più il 4 per cento.
  • La caparra alla conferma e la penale per la mancata presentazione sono strumenti diversi, entrambi legati a un consenso tracciato.
  • Le sanzioni si sommano: 154 a 1.032 euro per la tariffa non esposta, gli importi regionali e fino a 10 milioni per l'AGCM.

Che il conto non abbia sorprese

Nessun ristorante perde clienti perché fa pagare il coperto. Li perde perché lo fa pagare senza dirlo. Il listino è ciò che trasforma un supplemento discutibile in un prezzo accettato, e tenerlo aggiornato costa molto meno di una segnalazione o di un sabato di recensioni furiose.

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Autore dell'articolo

Carlos Bergara

Specialista in operazioni e prenotazioni per ristoranti

Carlos Bergara scrive di operazioni, prenotazioni e analisi per ristoranti sul blog di Plattio. I suoi articoli partono da pattern osservati dal team nella gestione delle prenotazioni, delle liste d'attesa, delle comande e delle metriche di servizio, con un criterio operativo applicato alle decisioni in sala.

Domande frequenti

È legale il coperto al ristorante?

Sì in quasi tutta Italia, a condizione che il prezzo compaia nel listino messo a disposizione del cliente prima dell'ordinazione. L'eccezione è il Lazio, dove l'articolo 75, comma 4, della legge regionale 22/2019 dice che «nella somministrazione è vietato applicare costi aggiuntivi per il coperto», anche se la voce è scritta sul menù. In Toscana e in Liguria il coperto resta lecito alla carta ed è vietato nelle formule a prezzo fisso, insieme al servizio.

Posso rifiutarmi di pagare il pane che non ho ordinato?

Sì: il pane portato al tavolo senza richiesta e poi messo in conto è una fornitura non richiesta, e l'articolo 66-quinquies del Codice del consumo esonera il consumatore «dall'obbligo di fornire qualsiasi prestazione corrispettiva». Se invece il pane è una voce del listino e lo hai ordinato o accettato, si paga come qualsiasi altro piatto.

Il ristorante è obbligato a servirmi acqua del rubinetto gratis?

No: non risulta alcuna norma nazionale che lo imponga, e non sono state reperite norme regionali o comunali che obblighino il locale a servire acqua di rete gratis. Il decreto legislativo 18/2023 chiede alle Regioni di favorire l'accesso all'acqua «incoraggiando o incentivando la messa a disposizione di acqua potabile a titolo gratuito ai clienti di ristoranti, mense e servizi di ristorazione», che è un incentivo e non un obbligo per il locale. Se il ristorante vende acqua in bottiglia o microfiltrata, il prezzo deve essere nel listino prima dell'ordinazione.

Possono aggiungere il servizio o una mancia al conto senza avvisare?

No. Il servizio è dovuto solo se la sua componente è indicata nel listino prima dell'ordinazione, come chiedono le leggi regionali sulla somministrazione, e la mancia resta una scelta libera del cliente. Una voce del tipo «contributo volontario 10 per cento» che compare soltanto al momento del conto è un costo non pattuito e può essere segnalata all'AGCM come pratica commerciale scorretta.

Quanto può chiedere un ristorante di caparra per una prenotazione?

Nessuna norma fissa un tetto, ma l'importo deve essere proporzionato al conto atteso e comunicato prima della conferma. Una penale manifestamente eccessiva può essere ridotta dal giudice (articolo 1384 del codice civile) e si presume vessatoria ai sensi dell'articolo 33, comma 2, lettera f) del Codice del consumo. Senza un consenso espresso e tracciato del cliente, l'addebito non ha base contrattuale.

Un ristorante può farmi pagare un sovrapprezzo se pago con la carta?

No, in nessun caso. L'articolo 62, comma 1, del Codice del consumo vieta ai professionisti di imporre «spese per l'uso di detti strumenti» di pagamento, e la violazione rientra fra le pratiche sanzionabili dall'AGCM con importi da 5.000 a 10.000.000 di euro. Uno sconto per il contante dichiarato nel listino e applicato sul prezzo esposto è invece un'altra cosa e non è vietato.

Un bar può rifiutare la carta sotto una certa cifra?

No: dal 30 giugno 2022 il rifiuto vale per qualsiasi importo e costa 30 euro più il 4 per cento del valore della transazione, sanzione irrogata dal Prefetto (articolo 15, comma 4-bis, del decreto legge 179/2012). Il locale deve accettare almeno una carta di debito e una di credito, quindi può non accettare un singolo circuito se ne accetta altri, e l'unica scusa prevista è l'oggettiva impossibilità tecnica.

Posso portare via gli avanzi e il ristorante deve darmi il contenitore?

Puoi portare via ciò che hai pagato, perché il cibo servito è tuo, ma nessuna legge italiana obbliga il locale a fornirti il contenitore. La legge 166/2016 si limita a promuovere la pratica e a permettere alle Regioni di stipulare accordi «per dotare gli operatori della ristorazione di contenitori riutilizzabili». Far pagare il contenitore è lecito soltanto se il prezzo è nel listino.

Il bagno di un bar si può far pagare?

Al cliente no: per l'Unione Nazionale Consumatori l'uso dei servizi igienici rientra nella consumazione e non esiste un importo minimo per essere considerati clienti paganti, ed è la posizione di un'associazione, non una norma scritta. Per chi non consuma non c'è una norma nazionale che vieti o autorizzi una tariffa, tranne nel Lazio, dove l'articolo 75, comma 6, della legge regionale 22/2019 ammette il pagamento con cartello che espone il prezzo e lo esclude per le persone con disabilità certificata, per chi ha difficoltà a deambulare e per i minori. Alcuni regolamenti comunali impongono l'accesso gratuito anche a chi non consuma.

Cosa rischia un locale che mette in conto una voce non esposta nel listino?

Rischia tre sanzioni sovrapposte. La tariffa dei prezzi non esposta costa da 154 a 1.032 euro (articolo 221-bis, comma 2, del TULPS, il regio decreto 773/1931), le leggi regionali aggiungono importi propri (2.500 a 7.500 euro nel Lazio, 500 a 3.000 in Toscana e in Campania, 258 a 1.550 in Veneto) e, se la pratica è sistematica, l'AGCM può sanzionare l'omissione ingannevole da 5.000 a 10.000.000 di euro.